l'Orlando. Anno I, n. 1.N.W.J.O'Fist, La bugia, 1997. "http://www.comune.bologna.it/iperbole/assrere/lorlando/idee/bugia.htm". Created in Italy by European Board for Expressive Reasearch.
l'Orlando - Idee Racconto

 
La bugia
 
Da "Dieci racconti di dieci pagine ciascuno,
di Nathan W. J. O' Fist,
trascritti dal nipote in prima persona,
e talvolta in seconda"

 

"In ambienza bugiarda, in circostanza corrotta, lo spirito dello scrittore è preso da un'angoscia, da un'unica: col suo segno, duro segno, reagire alla scioccaggine" (C. E. Gadda, Le belle lettere e i contributi espressivi delle tecniche, in I viaggi e la morte, Milano, Garzanti, 1958, p. 13).

 

"La verità non è mai sicura di se stessa, se non in quanto permette al principio opposto di contrastarla e di cercare di dimostrarne il vizio" (L. Einaudi, I valori morali della tradizione politica a proposito di dittatura, "Corriere della Sera", 8 agosto 1922, ora in Cronache, VI, p. 770).

 

 

Ormai - esclamò Nathan W. J. O' Fist - in quel paese vinceva le elezioni chi diceva le bugie più grosse... - Strinse le labbra, e corrugò la fronte, come se avesse indovinato i miei dubbi. Mi permisi di offrirgli una gitane senza filtro, ma sapevo che fumava soltanto la pipa o al massimo sigari di Oporto. Questi sigari, se li faceva spedire per nave, non par avion, da un suo vecchio amico, Fernao Mendes Pinto, tabaccaio (omonimo del famoso viaggiatore) di Lisbona: per nave, diceva, si sarebbero impregnati di quel caratteristico odore di legno macerato dalla salsedine che gli ricordava le notti tranquille di navigazioni, trascorse sui ponti a chiacchierare. Alzò la mano, con orgoglio, in segno di rifiuto, e riprese il discorso assumendo la gravità del vecchio lupo di mare. Per un attimo si guardò le mani non grandi ma nodose e raggrinzite come due pomelli di noce, forse preoccupato per quello che stava per dirmi; la sua vita lo aveva abituato a viaggiare con la mente anche mentre raccontava.

 

- Beh, non era per niente facile... Qualcuno, soprattutto gli stranieri, ricordo, pensavano bastassero le solite promesse elettorali sul calo dell'inflazione, il debito pubblico, la legge antitrust, l'evasione fiscale, il lavoro, eccetera. Ma era tutto un promettere tutto, che roba! e ci voleva altro per sbaragliare l'avversario! Bugie di normale amministrazione... Una volta, però, venne fuori una classe di politici capace di inventarne certe straordinarie, inaudite, "agghiaccianti" (come si diceva allora)... Tutti ci credevano... Beh, straordinarie per quei tempi. Oggi queste ti sembreranno ridicole. Tu... voi, giovani - scagliò con tanto distacco quest'attestazione anagrafica, come se io davvero non potessi sentirne l'imponderabile caducità - voi oggi non siete più abituati a discernere ciò che è nuovo da ciò che è vecchio: siete troppo smaliziati... Invece, allora, solo pochi, intellettuali, sociologi, persone del genere, si chiedevano se una cosa vera potesse essere e falsa nello stesso tempo; ma molte cose restavano o vere o false. E pure lì era il pericolo: spacciare le une per le altre... Come succedeva in quegli anni.

 

Una volta le elezioni furono vinte dal partito, anzi dalla coalizione di partiti che aveva promesso di dire tutta la verità. Dire tutta la verità era una menzogna, era la più spudorata che si fosse mai sentita. Neppure gli avversari se l'aspettavano. All'estero, poi (io, per qualche ragione di lavoro o di svago, me la passavo sempre un po' all'estero), venne accolta con una curiosità... non so come dire, una curiosità tale... mista a dileggio e compiacimento, come di chi si sente offeso da una trovata altrettanto audace, e crede nello stesso tempo di esserne superiore. Ma da dove cominciare a dire tutta la verità, cioè tutta la bugia? - Sospirò come se non avesse mai trovato la risposta al quesito.

 

- Oh, innanzitutto ti dico che in questo paese né la costituzione né la bibbia avevano una legge o un comandamento che proibivano di dire bugie e obbligavano a dire la verità. Voglio dire che era vietato uccidere, rubare, fornicare, bestemmiare, era vietato altresì fumare in certi luoghi pubblici e sui treni interregionali, fermarsi a parlare sulle striscie pedonali, molestare il collega sul lavoro, odiare il prossimo e dare... dare dello stronzo, fare atti impuri, spetezzare in pubblico, era vietato anche scaracchiare per terra, fare un rutto davanti a una signora, ma ognuno poteva dire tutto quello che gli pareva: core vere e cose false. Era vietato frodare, ingannare, imbrogliare, falsificare, sia a casa sua sia a casa dell'amico, creditori e debitori, ma non era vietato, confessandosi, dire delle bugie su tutto questo. (Cioè... in questo caso lo vietava la coscienza, ma chi la sentiva più?) Quindi, in un processo bastavano due testimonianze contrarie sullo stesso fatto, portate sotto giuramento, a scombinare la ricostruzione e depistare l'indagine, a seminare dubbi nell'opinione pubblica e nelle corti succcessive chiamate a cassare o a confermare la prima sentenza. Ora, tu immagina: le due testimonianze, riportate, amplificate, rettificate e tradotte in gergo televisivo, non potevano che moltiplicarsi; diventavano quattro, otto, sedici versioni, in contraddizione l'una con l'altra. I loro autori, nel tentativo di correggerle, finivano per moltiplicarle ancora di più. Intanto succedeva che giudici integerrimi, testimoni importanti, documenti inediti, rendevano verosimili ora l'una ora l'altra e la gente cambiava opinione ogni giorno, o addirittura più volte in un giorno, e al fine di risolvere l'intreccio chiedeva informazioni sempre più aggiornate, ricostruzioni più dettagliate, dibattiti più accesi e forsennati, tutti alla disperata ricerca della verità. Che più cercavi, più perdevi di vista. Eppure... - fece una pausa, stette forse un minuto a incenerire la punta del suo enorme sigaro - eppure non era questo il problema.

 

Quello che fece quel partito, fu di tracciare un quadro cartesiano dell'oscillazione del voto degli elettori: su una retta s'alzava o s'abbassava l'indice del Dubbio, sull'altra scorrevano inesorabilmente i giorni della Propaganda - mi sembrava che Dubbio e Propaganda le pronunciò come se avessero la maiuscola, e così le trascrivo - fino alla mezzanote della vigilia del voto, in cui si dava possibilità, a chi avesse voluto, di riflettere. Mo' riesci a immaginare? Su questa tavola, integrata da minuziosi sondaggi, era possibile cogliere i momenti in cui gli elettori erano più indecisi, e di conseguenza svelare i punti più sconcertanti del programma elettorale per risultare piùpersuasivi. All'indomani della vittoria bisognava rispettare l'impegno di dire tutta la verità. Dire ogni giorno tutta la verità era rischioso: gli elettori si sarebbero annoiati, o peggio si sarebbero spaventati... Allora la Commissione di Vigilianza dell'Opinione Pubblica consigliò di dire quello che tutti desideravano fosse vero. Il ragionamento filava così: se la verità è una, le bugie sono molte; se la verità è un punto, le bugie sono rette infinite che s'incrociano e si ripetono all'infinito - dicendo questo mi guardò un attimo temendo di non essere capito ma io (che difatti non avevo capito) annuii - ragion per cui, se la verità è l'oggetto da sondare, la bugia è il desiderio sondante; ergo, non so se mi stai seguendo... la soluzione è fare sondaggi in diretta o in differita o in qualunque modo, purché la gente creda di credere in ciò che gli si dice di credere. Nello stesso tempo, parlando come la gente avrebbe desiderato che si parlasse, costoro... dico questi nuovi politici avrebbero rivelato le differenze con il linguaggio dei precedenti politici. Che era... (tu certamente non te lo ricordi) era tortuoso, perché non diceva la verità, e irresponsabile, perché evitava di confrontarsi con il mondo. Ma lasciamo stare... Torniamo ai nuovi politici. Questi mostravano particolare attenzione verso il modo in cui parlavano gli oppositori. Invece di preoccuparsi di come parlavano loro, volevano che la gente si preoccupasse di come parlavano gli altri, che - sbadati e ingenui! dico poco - svolgevano l'opposizione più nelle piazze che nei sondaggi o nelle piazze. Ingenui? Macché, era solo demagogia. Un'altra forma di demagogia, che la colazione al governo cercava di far passare per 'irresponsabile', e quindi da censurare. E' chiaro? Insomma qualche politologo visionario cominciò a temere la dittatura. Tsé, la dittatura... Ma ti rendi conto! Quelli che non avevano conosciuto la dittatura! Io, e quelli della mia classe, sì, che sapevamo cosa fosse... La dittatura era impossibile. Perché? Ah, ah, ah! - risi anch'io, per solidarietà - perché il più potente mezzo di non diffusione della verità, che era la televisione, permetteva a tutti di rendersi conto che anche la verità di cui si postulava (dico si postulava!) l'esistenza era in fondo un'ipotesi dell'esistenza di una bugia da combattere, e perciò non permetteva di capire se questa bugia da combattere fosse proprio la pretesa verità da sostenere. Non so se hai capito, ma a me sembra chiaro - io annuii puntualmente, ma avevo capito poco.

 

- Sto raccontando le cose come me le ricordo. E' difficile raccontare come andarono i fatti, non perché non sia stato attento alle versioni dei giornali o non abbia saputo verificare l'attendibilità dei testimoni, ma perché io stesso, lo ricordo bene, nel giro di qualche mese, se non stavo zitto, mentivo, e mentivo a tutti, anche a me stesso. Non escludo che lo faccia anche ora, a mia insaputa, e per questo ti avverto del pericolo - sottolineò tranqullizzandomi, con un sorrisetto paterno -, non faccio che nascondere sempre la verità, che forse neppure conosco (e anche ora forse mento). Ma si sa come vanno le cose in questo mondo, - riprese quando io stavo per perdermi d'animo -: ciò che esiste oggi, non esisterà domani; e allora non vedo una ragione valida per mettere in dubbio tutto ciò che sto scrivendo e - concluse con aria saggia e commossa - il dubbio stesso che lo attanaglia.

 

Dunque, dicevo, il primo passo fu di proibire che la costituzione fosse presa per una costituzione. Era un'impresa delicata. La maggior parte degli elettori sapeva ancora leggere e scrivere e, se avesse avuto l'occasione di leggerla, avrebbe capito che la costituzione era proprio una costituzione. Come fare? Si cominciò a contraffare partendo dai dettagli, cioè da quelle parole che giravano di qua e di là nel testo come pellegrine a prima vista insignificanti per lo spirito della costituzione, che, come sai anche tu, è la libertà. Cosa c'è sotto la Libertà se non la volontà del popolo di essere libero? "Volontà Popolare" era il primo tassello dell'imbugiardimento della costituzione. Se la coalizione al governo si fa chiamare il Partito della Libertà, ciò vuol dire che esso esprime senza mezzi termini lo Spirito della Costituzione e la Volontà Popolare, che, infatti, non può che volere la Libertà. Bel sillogismo, eh! I capi del partito vincente scelsero una figura carismatica a personificare il desiderio di Libertà. Investito del Volere Popolare, questi doveva essere il gestore di sentenze indiscutibili. Il secondo passo fu fatto verso il concetto di Libertà. La costituzione prevedeva quasi tutto tranne le minutaglie. Ohé, per minutaglie intendo i terremoti, l'influsso delle stelle, l'uso dei contraccettivi e qualche altra cosa. Ma la cosa più grave era che non aveva una formula che le permettesse di presentarsi a chicchessia come una costituzione costituzionale, cioè un articolo che dicesse: Questa costituzione è una costituzione. Ciò vuol dire che, non essendo previsto alcun articolo sul fatto che essa dica per costituzione di essere se stessa, che era la verità fondamentale di ogni altra verità, nessuno poteva impedire che essa fosse una contraffazione, non autentica, e quindi non dicesse, quando le paresse, qualche bugia, nonostante che il sacro rispetto per il suo nome trattenesse molti dal pensarlo minimamente. Questo difetto, lo chiamavo così per scaramanzia, ebbe conseguenze disastrose sul concetto di libertà. Alcuni studiosi produssero una mole imponente di argomenti per sostenere che la Libertà non è espressione di un diritto o di un paradosso, ma di chi vuole che il diritto sia un diritto, ammesso che lo voglia davvero. Non posso ora ricapitolarti tutti gli argomenti perché è inutile, ma qualcuno te lo devo ricordare. Il più semplice era anche il più saggio e pieno di buon senso: "Solo chi ha potere può scegliere e quindi solo questi è libero di essere libero di scegliere"; che credo sia una rivisitazione della famosa massima "Solo il saggio è libero, tutti quelli, invece, che non ragionano sono schiavi". Ne ricordo uno paternalista e aristocratico che era citato anche dai diari scolastici di tendenza e nelle pubblicità-progresso; faceva più o meno così: "L'uomo che non ha bisogni è libero: il politico, in quanto è quello che regola i bisogni dei cittadini, è anche il padre della loro libertà". Ma il più valido, in quanto si fondava su una considerazione preliminare, era questo: "Se i governi precedenti hanno sempre cercato sotterfugi per rispondere, è stato o perché non sapevano rispondere o perché la risposta li avrebbe sbugiardati; quindi, solo il fatto che il nuovo partito risponde alle domande della gente è una garanzia totale di rinnovamento e libertà". Come rispondevano gli oppositori? La risposta era nel girare la frittata: cioè, mi spiego meglio, rifare le regole per governare, porre il dilemma: governa chi è libero o è libero chi governa? Giacché nel primo caso le cose non cambieranno mai, nel secondo possono cambiare in peggio. A questo punto votare per il partito della Libertà, significava essere contro la Costituzione stessa che diceva che la Libertà è il bene di tutti. Ma se è un bene di tutti, possono governare tutti? Il ragionamento era così ben incastrato che molti smisero di leggere i giornali (i libri non si leggevano più da molto tempo) e decisero di fidarsi esclusivamente della Televisione, in quanto, come si dice, verba volant, scripta evadunt... Hai capito cosa voglio dire, no? - concluse scherzando - nel lapsus c'è saggezza.

Dire tutta la verità era un'assunzione di principio che sorreggeva ogni scadenza programmatica... Hai capito?

- Come? - sbottai, stupito.

- E certo che non hai capito, perché non vuol dire niente! Ma allora così, più o meno, si esprimeva un politico in televisione, quando era messo in difficoltà. Le "scadenze programmatiche", devi sapere, scadevano sempre in coincidenza di un mutamento dell'opinione pubblica. Nel momento in cui la spesa pubblica sfondava il tetto previsto, il campionato del mondo di calcio giungeva alle fasi finali; nel momento in cui si giocava la finale, si varava un decreto-legge per la scarcerazione di alcuni pezzi grossi; nel momento in cui questo decreto veniva ritirato, si accusava l'opposizione di favorire le speculazioni in borsa, e così via. Non si trattava più di dissimulare, come facevano un tempo i politici e continuavano a fare alcuni avversari, per farsi perdonare, o meglio per ottenere un dissimulato perdono da parte dai propri elettori, verso i propri sbagli. Si trattava, invece, di far credere di pretendere la verità non dalle parole, che potevano dissimulare, ma dai fatti, che potevano nasconderla. Poiché i fatti non erano che la televisione, non bisognava far altro che apparire in televisione e dire con autorità quello che era più opportuno, cioè mentire con chiarezza. Basta con i discorsi contorti, con cui si ammetteva tutto senza ammettere niente! Ora i discorsi ammettevano solo quello che in televisione si doveva ammettere. Con la dissimulazione si fondava la consociazione dei partiti ma non si poneva la questione del consenso. Con la bugia era difficile stabilire le consociazioni partitiche, perché le cose non potevano essere chiamate che in un modo e non in due modi nello stesso tempo, e perciò fu facile suscitare il consenso.

- Ma quale fu il primo atto del nuovo governo? - gli chiesi, imbarazzato di averlo interrotto.

- Il primo e l'ultimo vuoi dire? - Replicò con impazienza - Te lo dico subito. Il primo atto del nuovo governo fu nominare la Giunta della Informazione Univoca di Massa, e fondare nuovi giornali in vari punti del paese per ingozzare il mercato della stampa di nuova carta che disorientasse i già disorientati lettori. Questi nuovi giornali, che a guardarli bene erano tutti uguali nei titoli e nei contenuti e cambiavano poco nell'impaginazione, avevano la testata composta in questo modo: - figurò gesticolando - qua campeggiava il nobile epiteto del giornale che era in genere tautologico, a riprova del loro essere veramente, ripeto veramente, dei giornali; sotto si intravedeva il nome della città di redazione, e a volte un'esplicazione sottotitolata, ripetitiva nella prima parte e arrogante o supplicante (a seconda dei punti di vista) nella seconda parte, del tipo: quotidiano indipendente. Questo poteva anche essere considerato un modo per "parlare al cuore della gente", come si diceva (se il cuore avesse avuto orecchie per ascoltare; ma poteva anche confermare il sospetto che sotto quella patente di autenticità non ci fosse niente di nuovo da dire, dal momento che, per dire bene le bugie su una cosa è necessario non mentire, cioè sul mezzo con il quale si dicono queste bugie, che in questo caso è il giornale, come se dicessi: Il giornale è il giornale, cioè è vero...

- Ma che cosa fece cadere il governo - domandai con un po' di misericordia.

- Semplicissimo, un tradimento. Una parte del grande partito, dopo aver preso i voti degli elettori con la promessa di fare appunto la coalizione che stava facendo, ora voltava le spalle e stringeva alleanza, sotto banco, con l'opposizione. I traditori si divisero tra coloro che non si consideravano tali e coloro che consideravano il tradimento contro gli ex-alleati un merito storico e civile. In ogni caso, la costituzione, in un articolo tanto breve quanto sconosciuto, difendeva questo tradimento come un atto di indipendenza politica del deputato dal suo partito, definendolo, nientedimeno, Irresponsabilità: cioè il deputato non è responsabile nei confronti del suo partito. Dunque, non solo non vi è tradimento se prima vi è stata la rottura di un patto, e il patto di reciproca alleanza poggiava su quello di reciproco scambio di favori, ragion per cui venuto a mancare questo, mancò anche l'altra; ma il tradimento, o irresponsabilità (due concetti equivalenti se dissimulati), era un punto fondamentale dello spirito di libertà della costituzione. In parlamento ogni deputato non doveva considerarsi interprete e rappresentante solo del suo collegio, e tantomeno del suo partito, o di logge, di coalizioni o di altri gruppi di pressione, ma dell'intera nazione, sia dei cittadini che lo hanno eletto sia di quelli che non l'hanno eletto: la sua libertà è nella coscienza di uomo politico, non di uomo di partito. Insomma il deputato poteva fare quello che gli pareva, nei limiti della sua coscienza o incoscienza (altra dissimulazione). Se non fosse stato così, un politico accusato di truffa o di corruzione danneggiava i suoi elettori e non lo stato.

Contro questo tradimento fu organizzato un sistema di bugie concatenate che culminavano, per quanto la pentola cominciasse a traboccare da ogni parte, nella menzogna capitale, la più seducente che si fosse potuta inventare, cioè che il regista del tradimento fosse lo stesso Presidente della Repubblica, che invece di fare il garante e il difensore della costituzionalità del tutto, era il principale attentatore. La bugia in forma di paradosso è la forma più sottile di bugia perché somiglia in tutto e per tutto ad una verità in forma di paradosso. Questa, come tu sai, all'inizio suscita scalpore, incredulità generale, ma fa germogliare grani di ragionevole dubbio nella compatta foschia della normalità, non solo perché l'anormalità, vera o falsa che sia, ha sempre affascinato gli uomini, soprattutto quelli che si fanno guidare dai sentimentalismi, ma anche perché la coalizione di governo, con il possesso di tutte le principali reti radiotelevisive, impose una serrata battaglia televisiva, con dossier reciclati, dibattiti scalmanati, bracci di ferro estenuanti, telegiornali faziosi, controtelegiornali patetici, interviste preparate, tribune elettorali senza gli elettori e tribunali sommari di elettori arrabbiati, comizi facinorosi di signore impellicciate, e naturalmente sondaggi, ancora sondaggi. Il gravissimo stato politico divenne uno spettacolo, uno show: politici protestavano contro accuse infondate lanciate da altri politici, giornalisti si buttavano tra la gente per raccogliere i pareri più cupi ed insensati, esperti giudicavano il caos del momento frutto di un lungo sonno della ragione e predicavano la calma, economisti riflettevano sulla crescita dell'inflazione, della disocuppazione e dei tassi di interesse, con tutto che gli astrologi sostenessero che alla congiunzione dei Gemelli con la Vergine sarebbero cominciati i buoni investimenti. La politica era un gran mercato di idee, se bisogna chiamarle idee, che più che altro erano slogan selvaggi, o deliri. Anche chi cercava di comporre gli strappi, di abbattere i cosiddetti "muri contro muri", di parlare ai sordi in nome di qualcosa... per esempio della patria (patria tra virgolette), suscitando con questa parola un sentimento di commiserazione intellettuale, che però non si scompagnava dalla profonda riverenza per il pathos con cui essa veniva conclamata, ebbene, ragazzo mio, anche chi cercava di recuperare da tutto questo un senso e una lezione con amorevole pedanteria, si scontrava alla fine con la necessità del Consenso, nel quale erano riposte sia le speranze dei politici, testardamente convinti delle loro bugie o riarmati dall'opportunità di simulare e dissimulare una tensione nel vuoto dei discorsi, sia le speranze dei programmatori televisivi, vivamente decisi a sfruttare la complessità della situazione per aumentare lo share e battere la competizione. Hai capito com'era intricata la situazione? - Mi parve un attimo stanco. Sorseggiò la grappa, e tirò fuori dalla scatola di legno una pipa. La accese cerimoniosamente. Due, tre boccate profonde bastarono a riempire di una nebbiolina fitta e filamentosa il salottino; forse, in quel momento, si ricordava di un ambiente, di una situazione, di un paese che non avrebbe raggiunto più se non nella memoria.

- Sì, c'erano molti motivi per prendere una posizione netta e decisa e fare a meno dei sondaggi per esprimere la propria protesta. Ma, come si diceva nel lessico, bugiardo, di allora, ogni posizione era sempre un'eversione, anche la non posizione. Che potevo fare? Certo, mi rendevo conto che lo squilibrio tra bugia e politica non era inevitabile... ma intanto... per capire gli uomini avrei dovuto prima di tutto distanziarmi da me stesso, come se davanti ad altri che parlano vi fosse un altro che guarda gli altri parlare, e poi vi fosse un vetro imperforabile dietro il quale altri sanno di essere guardati mentre parlano e intanto guardano altri parlare. Per me che viaggiavo sempre, la situazione era più complicata, perché vi doveva essere un me che vedeva l'altro partire o tornare, e ogni volta avrei dovuto decidere nei panni di chi mettermi. Insomma, non era più questione né di metodi né di contenuti, ma di spazi. Bisognava capire da quale parte si stesse parlando o guardando altri parlare. Da quella parte in cui si fosse stabilito di stare, si esprimeva un'opinione, una cosiddetta verità personale. Fosse vera o non del tutto vera... L'importante era valorizzarla, come se fosse stata un desiderio, un augurio... non un'interpretazione. Neppure ci si poteva difendere dal dilagante assemblaggio di tutte queste opinioni, avanzando l'ipotesi che proprio il fatto di parlarne non avesse senso, e che il sondaggio fosse un nuovo gioco di massa che trasformava tutto in informazione anonima e settaria. Era la verità, figliuolo, ma anche la Bugia; e così perdemmo di nuovo le elezioni.

 

Nathan W. J. O' Fist

 


l'Orlando. Anno I, n. 1.N.W.J.O'Fist, La bugia, 1997. "http://www.comune.bologna.it/iperbole/assrere/lorlando/idee/bugia.htm". Created in Italy by European Board for Expressive Reasearch.

 

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A cura della Redazione Europea per la Ricerca Espressiva, in collaborazione con i Servizi di Comunicazione e Relazioni con i Cittadini del Comune di Bologna

Creato - First version: 30 I 1997

Ultima modifica - Last update: 30 I 1997

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