LA "PRESA DI SAMMINIATO" (1397)
Ipotesi di stesura di una mostra sull'argomento.
Seconda Parte.


Tratto da "Topolino" n.1431 - Maggio 1983

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Cantata in ottava rima ne "La Presa di Sanminiato" di Ippolito Neri, la vicenda delle capre viene fatta risalire (anche se il condizionale è d'obbligo, visto che si tratta pur sempre di una leggenda) all'anno 1397 , quando per tradimento di fellonia Benedetto di Bartolomeo Mangiadori con una masnada di gente assaltatala si impadronì della Rocca, e fece gettare da una finestra del pretorio sulla pubblica piazza Davanzato Davanzati, vicario della repubblica fiorentina, che nel 1370 al 9 gennaio avea assoggettata al proprio dominio, e per il corso di 27 anni consecutivi mantenuta aveva pacifica col moderato suo reggimento questa terra (…); onde fu già residenza del vicario imperiale, e la ritenne così ribellata dal comune di Firenze sino a tanto che Cantino di Domenico Cantini con 2000 fanti (che la leggenda associa in gran parte alle capre) raccolti da Monterappoli, suo paese nativo, da Pontorme ed altre terre vicine, e massimamente da Empoli (…) riprese d'assalto, smantellò, e ridusse di nuovo all'obbedienza dei Fiorentini la rocca e trasferì in Empoli come trofeo il catorcio della medesima."

Dal poema "La Presa di sanminiato" di Ippolito Neri (CANTO PRIMO)
ARGOMENTO
Canto l'eccelsa e singolare impresa
Di Sanminiato e il Capitan Cantini
E canto la terribile difesa
Che fero i valorosi cittadini;
dirò la stratagemma ordita e tesa
Di tante corna e tanti lumicini,
e dirò come il vincitor drappello
riportò il memorabil chiavistello.



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Dal poema "La Presa di sanminiato" di Ippolito Neri (CANTO DODICESIMO)

ARGOMENTO

Torna Silvera e allor che Sanminiato
dagli Empolesi è più battuto e stretto
Fa vano riuscirgli ogni attentato,
ond'è Baronato a ritirarsi astretto.
Ma, di capre un esercito adunato,
vince il Cantin la Piazza a suo dispetto, e per trofeo riporta un chiavistello
a onor di cui si vola un asinello.

Dal poema "La Presa di sanminiato" di Ippolito Neri (CANTO DODICESIMO)

66.

E con trenta compagni in camerata
E quel popol cornuto il Monte ascese
E, marciando furtivo e alla sfilata,
la via che volta a Poggighisi prese;
poi dell'irsuta e puzzolente armata
ad ogni corno un lumicino accese,
e il colle con tal ordine coperse
che sembrava l'esercito di Serse.



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TAVOLA 3










Dal poema "La Presa di sanminiato" di Ippolito Neri (CANTO DODICESIMO)

119.

E avevan già sopra quell'erte scale,
tutto di vaghi fiori e nastri ornato,
fatto salir quel timido animale
e a una doppia carrucola legato,
dove il canapo infilano, e lungh'ale
annestano a quel tergo delicato;
e alfine, con grand'urla e gran fracasso,
volar lo fanno come uccello al basso.

Dal poema "La Presa di sanminiato" di Ippolito Neri (CANTO DODICESIMO)

120.

E questa festa, in si degna memoria,
pel Corpusdomin si rinnova ogni anno
per contrassegno della gran vittoria,
con obbligare ancor quei che verranno.
Ma qui termina il fil della mia storia,
dove persi, cred'io, sapone e ranno:
nèmeglio mai poteva il mio cantare
che col volo d'un asin terminare.



(Fine Seconda Parte)
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