LA "PRESA DI SAMMINIATO" (1397)
Ipotesi di stesura di una mostra sull'argomento.
Quinta Parte.

Qui di seguito riporto l'ipotesi di una possibile stesura di un plastico per la ricostruzione della "Presa di Samminiato".
Tratto da Internet - Battaglie Maccheroniche (War Games)

Da una ricostruzione di MarioVerdoglia
- E-mail: verde.olia@genie.it

Nell'anno 1397 il capitano Cantino Cantini con 2.000 fanti di Monterappoli, Pontorme ed altre terre vicino ad Empoli penetra di notte in San Miniato per un sotterraneo e s'impossessa della cittadina. II vicario fiorentino Davanzato Davanzati, che ha tradito Firenze, viene gettato da una finestra. Secondo gli usi del tempo, Cantino porta ad Empoli per trofeo un catorcio (catenaccio) che viene appeso nel palazzo del comune.

Il fatto storico ha ispirato il poeta Ippolito Neri, autore del poema eroicomico "La Presa di Samminiato".

Gli Empolesi.
I Samminiatesi sorprendono il presidio di Marcignana intento a giocare a carte, lo arrestano (non avendo le carte il dovuto bollo) e saccheggiano il villaggio.
Gli Empolesi (chiamati Battilani dagli avversari), dopo un'inutile ambasciata, radunano le loro forze per assediare la cittadina rivale.

L'armata è composta delle seguenti truppe e capitani (come per la Secchia Rapita si tratta di amici dell'autore anagrammati e muniti di insegna appropriata-ndr):

Il capitan maggiore Baronto Prelioni, noto per la sua ferocia, astuzia e per essere stato il più veloce a fuggire da Vienna assalita dagli Osmani.
L'eroico Tognaccio Buscatti (buona forchetta) con 100 uomini da San Giusto.
Selvaggio Pesipani da Cornuola con 100 villani.
Carlaccio Tinconiani da Castagneto.
Nero Perinti da Corticella con 150 frombolieri.
Lionato Calunai da Cerbajolo con una lancia, una pistola ed un seguito di ladri di pollai.
Ceppin Paliotti.
Lardonetto Rossi da Montefaldi.
Garfalano Sabatini, che non amando cavalcare combatte su un calesse, seguito da più di cento capibanditi.
Malietto Granchi con Puntormesi.
Ceccone Ronellai con le truppe della federata Capraja.
Nassendoni di Marcignana.
Luvigio Tanganetti da Pravecchio.
Neppo Torili (l'autore) con l'amico e poeta lombardo Ambrosio Tonnini armato di archibugio donatogli dal pascià di Anatolia e 100 fanti da Pagnana.
Cecchino Ghianderai da Ripa con 200 uomini armati di falci da fieno.
Fernando Sonnin da Sandonnino con soldati "Indomiti e Bestiali".
Zaccaria Duranni da Maolo.
Pesamonte Guisaini da Sandonato con spadaccini armati di picche (di quelle per cogliere i fichi dagli alberi).
Il maresciallo di cavalleria Turno Comodei.
Como Cacciolini con un reggimento di dragoni.
Manicheo Pierligi con uno squadrone di archibugieri.
Petruccio Sali e Roberto Gambui con cannoni e bombardieri.
Caccoper Saccaceci con i carri, le tende, la cassa militare trainata da cento buoi, i guastatori, minatori e granatieri.

I Samminiatesi.
Vistisi assaliti, i Samminitesi (chiamati Taglioni dagli avversari) chiedono rinforzi dai dintorni radunando i seguenti capitani e contingenti:

L'eroica Silvera, al comando effettivo dell'esercito.
Il gran maresciallo Varro Mangiatori, eccellente nelle armi e nelle lettere, con uno spadone, alla guida di picchieri e moschettieri.
Amato Bonripari con cento corazze, in parte montate su asinelli.
Il doge di Samminiato con 50 alabardieri (che dopo aver arringato le truppe per uscire in battaglia cade da cavallo e rimane nel palazzo del comune).
Uno squadrone composto da volontari rompicollo, discoli, insolenti, disoccupati, accattoni e qualche straniero ai quali è promessa l'impunità per i loro reati.
Il sergente generale Milone Spezzanasi (che alla chiamata stava poetando e dalla rabbia perde la rima).
Tolomeo Bargucci.
Il supremo maresciallo Saladin Tonnai.
Mastro Biffo Lippi, che guida la costruzione del campo presso l'osteria del Pidocchio.

La Guerra.
Giunti presso Samminiato, gli Empolesi con un petardo fanno saltare la porta di un'osteria fuori porta, catturano l'oste e pongono il campo.
Al consiglio di guerra viene proposto di affamare l'esercito Samminiatese, di offrire cibo soporifero oppure di attaccarlo in vantaggio numerico due a uno, ma prevale infine l'idea di Tognaccio di attaccare l'avversario di sorpresa nel sonno.
L'attacco prima dell'alba riesce ed infligge numerose perdite ai Samminiatesi. Nella mischia Ceccone affronta Silvera, la tramortisce, la riconosce e sviene essendo innamorato di lei. Per lavare l'onta Silvera sfida a duello Ceccone ma perde.
Deciso a rifarsi dei due smacchi subiti, Varro Mangiatori decide di sorprendere a sua volta gli Empolesi nel sonno, ma l'attacco è prontamente respinto. I Samminiatesi lasciano molti caduti e sono costretti a ripiegare nell'abitato. All'offerta di un'onorevole resa Silvera risponde che ciò avverrà quando gli asini voleranno.
Gli Empolesi stringono il cerchio e si preparano ad assalire le porte. A Porta Palaja gli attaccanti guidati da Ceccone sono agevolmente respinti e derisi. A Porta Bresciana sono respinti a sassate ma si giustificano dicendo di non aver trovato posizione adatta alle artiglierie. A Porta Empoli hanno luogo i combattimenti più duri ed accaniti (se non volete leggervi tutto il poema leggetevi almeno l'ultimo capitolo).
Nella mischia sono impiegati spade, spadoni, magli, scale, elmi, fionde, paioli di brodo bollente ed un cannone spruzza-inchiostro nelle mani di Amato Bonripari (che colpisce l'autore). Dopo eroici sforzi gli attaccanti prendono esultanti un rivellino davanti alla porta, aprono una breccia ma falliscono tutti i tentativi di entrare.
Gli Empolesi stanno quasi per desistere quando il villano Cantin propone un sotterfugio che viene accettato. La notte Cantin con trenta compagni muniti di trombe e tamburi conduce alla porta un gregge di capre alle corna delle quali ha legato delle torce. I difensori impauriti dal numeroso "esercito" abbandonano la porta permettendo agli assedianti di entrare e saccheggiare la cittadina. Silvera lascia l'armatura, indossa i suoi abiti più seducenti, riesce ad ottenere una tregua ed a fermare il saccheggio.
Gli sconfitti devono atterrare le mura della propria cittadina perdendo quindi la gabella delle porte, devono rendere i prigionieri e pagare le spese di guerra entro un anno (foro competente quello di Fucecchio).
I vincitori entrano in trionfo ad Empoli con lo storico catorcio e le capre vestite di velluto rosso e le corna argentate (meriterebbero persino una costellazione accanto al Toro ed al Centauro). Le campane suonano a festa per tre settimane e la vittoria è commemorata ogni anno lanciando dal campanile un asino legato ad una carrucola.

Le miniature della battaglia:

Battilani (11 elementi): 1 Kn e generale (Baronto Prelioni), 1 Re (Como Cacciolini con dragoni), 1 He (Tognaccio Buscatti), 2 Sp (picche e falci), 1 Sh (Manicheo Pierligi con archibugieri), 1 Sh (Nero Perinti con frombolieri), 1 Art (Petruccio Sali e Roberto Gambui con cannoni), 1 Sk (Cantin & C.), 2 Ho (fanti empolesi).
Taglioni (13 elementi): Strongold (Samminiato), 1 Kn e comandante (Varro Mangiatori), 2 Sh (archibugieri), 1 He (Silvera), 1 Kn (corazze), 1 Art (Amato Bonripari con cannoni), 2 Sp (picchieri e alabardieri), 5 Ho (fanti samminiatesi).


Per gli Army List sono state impiegate le seguenti abbreviazioni:
Ab: Vascelli Volanti.
Art: Artiglieria.
Bd: Lame.
Be: Belve.
Bh: Giganti.
Ch: Chierici.
Dr : Drago.
FH: Eroe Volante.
Fl: Volatori.
God: Divinità.
He: Eroe.
Ho: Orde.
Kn: Cavalieri.
Lk: Insidiosi.
Ma: Maghi.
Pa: Paladino.
Re: Cavalleggeri.
Sh: Tiratori.
Sk: Furtivi.
Sp: Lanceri.
Wb: Bande.


(Fine Quinta Parte)